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I LUOGHI DELLA DEVOZIONE

La figura femminile trattata in questa sede è senza dubbio quella che più di tutte ha segnato per secoli la storia del mondo intero. Ancora oggi, il suo forte richiamo muove milioni di pellegrini verso i santuari di Lourdes, Fatima, Medjugorje, Guadalupe o Czestochowa (per citare solo alcuni luoghi mariani) senza considerare tutte le altre forme di pellegrinaggio locale, circoscritte nel tempo e nello spazio. Parlare del valore mariano senza sconfinare in ambito religioso o artistico è cosa non facile. Ma l’intento è quello più strettamente territoriale: il Salento è un’area ad “alta densità mariana”, in cui il segno di Maria si è impresso nel territorio e nelle tradizioni delle comunità, perpetuandosi nel tempo. Verso la Donna-Madre per eccellenza, nel corso dei vari secoli, si sono proiettati modelli culturali, tradizioni in bilico tra sacro e profano, aspettative socio-economiche di piccoli e piccolissimi centri rurali. Le sue raffigurazioni simboleggiano un valore ecumenico senza tempo; intorno a Lei si sono sedimentati elementi culturali locali e non, segni della convivenza tra Oriente ed Occidente, riti greco e latino, arte orientale ed occidentale.

La portata della devozione mariana è stata ed è enorme: il suo culto assume valori sociali unici, senza distinzioni di classe; comunità intere si identificano nella propria Madonna. Il bagaglio di leggende, che i miracoli mariani sottendono, è l’identità di un popolo, che in quello si riconosce e dal quale è impossibile prescindere. E’ la storia sentimentale ed affettiva tra la Madre e i suoi figli, è la storia di riscatto di comunità oppresse, è storia di salvezza di fronte alla calamità naturali, è storia di giustizia su questa terra. In altri termini, è storia vera collettiva di vita vissuta.

Un notevole impulso allo sviluppo della devozione mariana fu impresso dal Concilio di Efeso del 431 d.C., quando Maria fu ufficialmente riconosciuta con il titolo di Dei Genetrix o Theotokos, Madre di Dio. Da allora, il suo culto si diffonde a macchia d’olio. Edificazione di chiese, ampia diffusione dell’iconografia, istituzione di festività liturgiche, attribuzioni di miracoli ed apparizioni sono manifestazioni di un valore senza tempo, inserito totalmente nella storia delle comunità. A Maria vengono affidate la protezione e la custodia di gruppi sociali e di territori: non esiste area rurale o urbana nel Salento che non abbia il suo patrocinio. Ne è un esempio anche la diffusione capillare della toponomastica antica e recente, in cui alle intitolazioni ufficiali se ne accostano altre più marcatamente locali.

A Lecce, il carattere di “civitas mariana”, che risale al 1920, riassumendo l’antica propensione della comunità, e l’intitolazione della Cattedrale all’Assunta si configurano nella bellezza e nella raffinatezza dell’arte barocca di Piazza Duomo, un luogo marcatamente mariano. Inconsapevolmente, Maria aveva giocato un ruolo rilevante anche nella pratica testamentaria per le invocazioni alla sua intercessione: gli studi sul testamento di Terra d’Otranto fra Cinque e Ottocento fanno emergere l’ipotesi di una centralità del carattere mariano.

La presenza di Maria, come elemento di coagulo tra Oriente ed occidente, si esprime attraverso l’iconografia della civiltà rupestre, strettamente legata alla morfologia del territorio. Non solo. Le rugosità delle Serre Salentine sono esaltate da edifici di culto mariano, antichi luoghi di pellegrinaggio incardinati sul tracciato della via della Perdonanza a S. Maria di Leuca.

La presenza costante di Maria nella quotidianità del vivere comporta anche una difficile distinzione del sacro dal profano, della trasmissione orale dalla verità storica. Molte intitolazioni o fondazioni mariane sono state il frutto di leggende che le comunità hanno avvertito come verità vere. Scoperte di effigi, apparizioni e miracoli mariani sono stati alla base di un fervore operativo popolare, non avulso da un certo pragmatismo. Una sorta di do ut des, dettato da condizioni di vita precarie delle comunità agricole che, in questo modo, hanno espresso anche il senso pratico della religiosità, strettamente legata alla “terra”.

I riti della Settimana Santa di Pasqua, in cui la Madre Addolorata vive entro la scenografia della Passione di Cristo, ancora oggi costituiscono un valore irrinunciabile per le comunità salentine. La sofferenza di Maria è accostata alla sofferenza dell’uomo e alla sua fatica nella quotidianità. Ma il Venerdì Santo è anche un giorno particolare della condivisione del dolore: forse, proprio in questa occasione, si avverte ancora di più il profondo legame tra il divino e l’umano, tra Maria come Madre di Cristo e di tutti i suoi figli. La mestizia e l’intimo raccoglimento, evocati nella Settimana Santa, raggiungono l’apice nella ritualità delle processioni di Gallipoli, un evento che accomuna turisti e locali.

Nel cuore del Salento è racchiusa l’isola ellenofona della Grecìa Salentina, un’area caratterizzata da forti elementi di “grecità residua” e trattata come caso di studio.

Attualmente definita dai territori di Calimera, Castrignano dei Greci, Corigliano d’Otranto, Martano, Martignano, Melpignano, Soleto, Sternatia e Zollino, costituiva un’entità molto più vasta di quella odierna, estendendosi anticamente e senza soluzione di continuità da Otranto a Gallipoli. Qui, hanno convissuto riti e culti greci e latini, ma la latinizzazione religiosa, iniziata in modo lento e progressivo, fu in massima parte compiuta nel XVI, decretando la fine del rito more graecorum. Con il tempo si affievolì anche la antica e secolare devozione per la Madonna di Costantinopoli, sostituita dalle intitolazioni della chiesa latina. Il titolo di Madonna delle Grazie risulta essere particolarmente diffuso: a Castrignano ha acquisito anche un’altra denominazione; è detta anche delle Puzzelle, con riferimento ai caratteristici pozzi tipici dell’area grika. La caratteristica linguistica dell’area si riflette anche nelle denominazioni mariane. L’altra Madonna della Grazia è detta anche dell’Arcona, forse da Acona o Icona, che, a seguito del miracolo della guarigione di uno storpio, richiamava ciechi, storpi e muti dei centri vicini. A Martano, la Madonna dell’Assunta è detta E Maddònna u tristu cerù (la Madonna del cattivo tempo) per la protezione accordata alla popolazione in occasione del fortissimo uragano del 19 novembre 1787.

Il fenomeno mariano, dunque, si esprime in tutta la sua complessità per i diversi aspetti che racchiude. Maria non ha tempo e non ha luogo. E’ sempre stata, dovunque. Millenni di storia e di cambiamenti politici, economici e sociali non hanno minimamente scalfito il legame fra Lei e i suoi figli. E’ questo il vero mistero mariano.

Con Maria, la donna è stata protagonista della storia. Il progetto della Salvezza dell’uomo si è aperto con la donna e con il suo consenso. Dio ha fatto una scelta “rivoluzionaria”: ha preferito una donna come tante, una povera ragazza di Nazaret, dimostrando di prediligere gli umili e gli emarginati. E’ questo il senso vero del riscatto dei più deboli e il recupero della dignità di un genere troppo a lungo subalterno. Ed è questo il senso dell’attualità di Maria che don Tonino Bello ha voluto diffondere nel suo apostolato, riassunto ne “la chiesa del grembiule”, del servizio verso i meno fortunati. Le ultime 31 “litanie” mariane, scritte poco prima della sua morte, accostano Maria alle donne emarginate, sfruttate ed oppresse del nostro tempo. “Santa Maria, donna vera, icona del mondo femminile approdato finalmente nella Terra Promessa, aiutaci a leggere la storia e a interpretare la vita, dopo tanto maschilismo imperante, con le categorie tenere e forti della femminilità. In questo mondo così piatto, contrassegnato dall’intemperanza del raziocinio sull’intuizione, del calcolo sulla creatività, del potere sulla tenerezza, del vigore dei muscoli sulla morbida persuasione dello sguardo, tu sei l’immagine non solo della donna nuova, ma della nuova umanità preservata dai miraggi delle false liberazioni”: questa particolare “litania” potrebbe costituire il manifesto della modernità mariana e della femminilità terrena, in cui Maria è il simbolo della “donna dei nostri giorni”.

Nel Salento, Maria è un fatto scontato, è nell’anima di ognuno di noi, è nella quotidianità, è nelle cose familiari, è nelle feste, è nelle cose semplici. La Madonna Celeste richiama le nostre madonne terrene, lavoratrici e casalinghe, che hanno affrontato (e lo fanno ancora) una vita di povertà, di miseria e di sfruttamento. Tabacchine, tessitrici, contadine, casalinghe, insomma le donne hanno trovato nell’altra Donna la guida, il conforto, la serenità e il sostegno nella difficile quotidianità. E’, semplicemente, un bellissimo rapporto di scambio e di amore.

 


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